Alla luce degli ultimi cambiamenti istituzionali (abolizione delle Province, creazione delle Aree metropolitane, ripristino di una governance centralizzata in alcuni settori), emerge la necessità di una profonda revisione del quadro normativo elaborato dal 2001 in poi che, peraltro, non ha finora portato ad iniziative concrete di rilievo
La politica energetica del Lazio ha registrato l’ultimo atto ufficiale con il convegno del 9 aprile scorso, dal titolo “Risparmio ed efficienza energetica – Verso la Conferenza di Parigi 2015”, cui hanno partecipato fra gli altri il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il ministro dell’Ambiente, della tutela del territorio e del mare Gian Luca Galletti. In quell’occasione si è tornati a parlare del nuovo Piano Energetico Regionale (PER), e ora che la suddetta Conferenza si è conclusa – con risultati che non è opportuno commentare in questa sede – diventa ancora più agevole formulare un giudizio su un Piano che rappresenta l’ultimo sforzo di una lunga gestazione (realizzato con la collaborazione scientifica dell’Enea) iniziata dalla nostra Regione nel lontano 2001 e con relativo aggiornamento con la delibera consiliare n. 70 del 2008.
Alla luce degli ultimi cambiamenti istituzionali (abolizione delle Province, creazione delle Aree metropolitane, ripristino di una governance centralizzata in alcuni settori), emerge la necessità di una profonda revisione del quadro normativo elaborato dal 2001 in poi che, peraltro, non ha finora portato ad iniziative concrete di rilievo Il PER del Lazio (per la lettura integrale delle 150 pagine delle sue linee guida), esordisce dichiarando che sono cambiati i parametri di riferimento dei precedenti scenari e, di conseguenza, si è reso necessario riformulare ipotesi ed indirizzi coerenti con l’attuale quadro di riferimento sul piano sia delle condizioni economiche sia dell’evoluzione tecnologica. Il richiamo alla Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici pone l’accento su una visione strategica orientata
allo sviluppo delle fonti rinnovabili e al contenimento delle emissioni di CO2. In tale contesto, e prendendo come orizzonte temporale di riferimento il 2020, i punti strategici fissati sono:
- il contenimento dei consumi energetici nei settori produttivo, residenziale e terziario;
- lo sviluppo della produzione di fonti energetiche rinnovabili;
- la riduzione delle emissioni di gas responsabili delle variazioni climatiche e ambientali.
La situazione attuale
Non esistono dati aggiornati sull’assetto strutturale degli impieghi di energia nelle regioni italiane. Gli ultimi dati ufficiali prodotti dall’Enea fanno riferimento al 2008. È comunque possibile tracciare un profilo di sintesi significativo riguardante il Lazio. In base ai numeri ufficiali, la nostra regione assorbe circa 10 milioni di TEP (tonnellate equivalenti petrolio) all’anno, pari a circa il 7% del totale dei consumi nazionali. Tenuto conto della contrazione dei consumi nell’ultimo quinquennio di crisi economica, si può stimare che oggi il fabbisogno del Lazio si attesti intorno ai 9 milioni di TEP annue con una spesa complessiva prossima ai 5 miliardi di euro. La struttura dei consumi è sbilanciata a favore dei prodotti petroliferi (56% nel Lazio, 47% in Italia), mentre per il gas naturale si ha il 19% nel Lazio contro il 29% a livello nazionale. Particolarmente in ritardo, infine, l’utilizzo di fonti rinnovabili: 9% circa nel Lazio contro il 23% a livello nazionale.
Molte delle differenze sull’utilizzo delle fonti energetiche sono legate alla struttura produttiva della Regione: nel Lazio il 47% dell’energia è assorbito dai trasporti e il 40% circa dagli usi civili (di cui circa un terzo rappresentato dal terziario), mentre gli impieghi nell’industria sfiorano l’11%, contro il 23% in Italia.
Considerazioni
Dalle cifre esposte si evince come il perseguimento degli obiettivi strategici del PER abbia per ambito primario quello delle normative nel settore edilizio, che notoriamente nel Lazio risulta trainante. In particolare, spazi importanti d’intervento si intravedono nella possibilità di orientare le nuove costruzioni, mentre più complessa e costosa appare la riconversione del patrimonio edilizio esistente.
In tale ambito un’attenzione particolare va rivolta ai centri commerciali, una realtà come noto esplosa negli ultimi anni, che sono strutture energivore. In verità, norme e direttive per la costruzione di fabbricati a bassa intensità energetica esistono da tempo; a nostro avviso, però, sono insufficienti i controlli sulla rigorosa applicazione delle norme, e in più si continuano ad utilizzare per la costruzione materiali ad alta intensità energetica (vetro, plastica, acciaio, alluminio), con conseguente elevato livello di dispersione. Non si tratta di un gran numero di unità (qualche centinaio), ma meriterebbero un’analisi ad hoc. Molto pochi, inoltre, appaiono gli spazi d’intervento sul comparto dei trasporti, che pure – come si è visto – rappresenta il 47% dei consumi finali di energia. Il settore industriale, infine, è costituito per circa il 90% da imprese medio-piccole, per le quali l’obiettivo primario è contenere i costi di produzione e che quindi hanno interesse soprattutto a razionalizzare i processi e a recuperare efficienza a parità di capacità produttiva. Questo tema non è sufficientemente affrontato dalle linee guida del PER. L’obiettivo del contenimento delle emissioni, infatti, non sempre coincide con l’economicità e la convenienza sul piano dei costi. Nel caso dei consumi industriali andrebbe prima compiuta un’attenta ricognizione delle condizioni tariffarie soprattutto per l’energia elettrica, che nel caso delle PMI non sempre sono favorevoli.
Il conflitto Stato-Enti locali
Un ultimo aspetto relativo alla pratica attuazione delle linee strategiche del PER riguarda gli aspetti degli iter legislativi e della governance in materia di energia. Un piano energetico, in definitiva, è un complesso di norme e di leggi che orientano i comportamenti alla luce di considerazioni tecnico-economiche. Ebbene, l’analisi dell’evoluzione normativa nel Lazio mostra che il percorso è stato particolarmente lungo e con risultati pratici poco consistenti.
Il primo tentativo di realizzare un PER risale al 2001, con delibera del Consiglio Regionale del 14 febbraio. In quel documento si prendeva atto che l’aumento dei consumi energetici determinava un incremento delle emissioni di CO2 e quindi un peggioramento progressivo delle condizioni climatiche e ambientali. L’obiettivo del PER fu – pertanto – quello di definire le condizioni per lo sviluppo di un sistema sempre più orientato all’uso delle fonti rinnovabili. Inoltre il piano si poneva l’obiettivo di non penalizzare lo sviluppo economico. A partire da questo documento nessuna iniziativa concreta ha trovato attuazione. Nel 2006 il tema energia trova nuova attenzione con la delibera della Giunta Regionale n. 724 del 24 ottobre. La Regione dispone l’elaborazione di un documento atto ad integrare e completare il PER del 2001 e che tenga conto delle nuove direttive dell’Unione Europea che, nel Libro Verde sull’efficienza energetica del 2007, valutava come fondamentale il principio del decentramento e dell’attribuzione delle competenze alle Amministrazioni locali.
In Italia, con l’emanazione del Decreto Legge 112/98 contenente la revisione del Titolo V della Costituzione, l’energia risulta una materia “concorrente” fra Stato e Regione. La Regione Lazio, con Legge n. 18 del 23.11.2006 (che modifica la precedente legge regionale del 6.8.1999), ha delegato alle Province il rilascio dell’autorizzazione unica di cui all’art. 12, comma 3 del D.L. n. 387 del 2003. Nell’ambito di questo complesso quadro normativo, si sono registrate una serie di iniziative a carattere locale: la Provincia di Frosinone ha costituito un’Agenzia provinciale per l’Energia, quella di Rieti ha realizzato un proprio Piano energetico, mentre Viterbo si è concentrata sulla definizione di un piano relativo al distretto della ceramica di Civita Castellana.
Oggi, alla luce degli ultimi cambiamenti a livello istituzionale (abolizione delle Province, creazione delle Aree metropolitane, ulteriore revisione del Titolo V della Costituzione, ripristino di una governance centralizzata in materia di energia), si evince la necessità di una profonda revisione e normalizzazione del quadro normativo in ambito locale.
Articolo pubblicato su Professione Dirigente, periodico Federmanager Roma, n. 49/Dicembre 2015


